Innovazione è applicazione

Troppo spesso si è ragionato, nel campo dei professionisti (ma anche in quello delle aziende), sul concetto di cambiamento. Spesso abbinandolo, per ragioni di attualità, al concetto di crisi. Quante volte abbiamo letto o ascoltato che “la crisi” è un’opportunità? “La crisi” è occasione di cambiamento, è sinonimo di rivoluzione, magari anche positiva. Lo hanno ripetuto troppo spesso. Quante volte “la crisi” l’hanno risolta con l’innovazione?

Ma vi siete mai interrogati sul concetto di innovazione? Si banalizza: innovazione è l’introduzione in un sistema di criteri o prodotti nuovi. Innovazione è una nuova condizione imposta nell’ambito di un radicale cambiamento di una prassi. Si analizza: troppo spesso si parla di novità.

Dal dizionario: Innovazione s.f. L’atto, l’opera di innovare, cioè di introdurre nuovi sistemi, nuovi ordinamenti, nuovi metodi di produzione. Ogni novità, mutamento, trasformazione che modifichi radicalmente o provochi comunque un efficace svecchiamento in un ordinamento politico o sociale, in un metodo di produzione, in una tecnica. Siamo d’accordo, ma non su tutta la linea, soprattutto se applichiamo il termine al mondo del professionista (o dello studio professionale), alla sua comunicazione, al suo modo di relazionarsi con clienti, partner e dipendenti.

L’innovazione versus il professionista

L’attività del professionista vive una fase delicata di profonda trasformazione, aggravata dalla crisi economica. Il professionista deve oggi affrontare situazioni sempre più complesse anche a causa del calo di redditività e del progressivo ridimensionamento della clientela. Cambiare è d’obbligo, ma richiede la capacità di fare le scelte giuste e di portarle a compimento. Il professionista deve seguire scelte strategiche che portino al successo, al raggiungimento degli obiettivi, alla crescita dello studio, alla sua migliore efficienza. Perchè non lo fa?

Il professionista non cambia perchè a lui abbiamo sempre detto, tutti, che oggi è necessario iniziare un percorso di successo, sviluppare competitività, aggredire il mercato puntando su innovazione organizzativa e tecnologica. Innovazione dei criteri e delle prassi, degli strumenti e dei metodi. Ma il professionista sa di che “innovazione” parliamo? No. Probabilmente l’attende ancora come fosse una magia che deve arrivare a portare novità e ricchezza, forse in alcuni casi ne ha anche paura.

Innovazione è applicazione

Da Wikipedia: l’innovazione è la dimensione applicativa di un’invenzione o di una scoperta. L’innovazione riguarda un processo o un prodotto che garantisce risultati o benefici maggiori. E apporta quindi un progresso sociale. Dimensione applicativa che nel caso di un professionista, nella stragrande maggioranza dei casi, esiste già. Non c’è nulla da inventarsi, nulla di cui temere. E’ sufficiente fare le scelte giuste, è sufficiente applicarsi.

L’archiviazione e la condivisione di file e cartelle con i collaboratori di studio e i clienti, la possibilità di gestire calendari differenti per ogni team o singolo professionisti, la possibilità che un cliente possa richiedere un appuntamento senza distrarre la segreteria dalle sue attività. Non è complesso. Gli strumenti esistono e sono tutti qui.

Quante volte vi siete detti di voler pubblicare regolarmente dei contenuti sul sito, nella tua scheda Google MyBusiness e sui profili social? La comunicazione online e il mondo digitale sono realtà consolidata da un decennio. Gli applicativi esistono già e sono tutti qui.
Un professionista vuole informarsi, formarsi, informare e formare i propri clienti. Non c’è innovazione che possa migliorare ulteriormente quello che esiste già.

Cuore e impegno

In definitiva, non c’è più nulla o quasi per iniziare a innovare. Servono solo testa, cuore e impegno. E applicazione. Serve mettersi giù, con strategia, a fare le cose. Non dobbiamo stravolgere mondi e cercare soluzioni aliene, dobbiamo risolvere problemi e introdurre nuovi strumenti.

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